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giovedì, 31 gennaio 2008
un evidente caso di ego contrastato
"Caracciolo, si tratta. Per l'attaccante Andrea Caracciolo (cartellino a metà tra Sampdoria e Sampdoria) ancora non si è trovato l'accordo. "Oggi vediamo - ha detto il direttore sportivo rosanero Rino Foschi -. Vogliamo trovare una collocazione che vada bene per il giocatore."
Alla sampdoria?
13:16 Scritto in Sport | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: sampdoria, palermo, caracciolo
mercoledì, 30 gennaio 2008
lettori
Adesso ci dicono che Puyol, bontà sua, ha regalato un libro ad alcuni dei suoi compagni di squadra.
Un libro! Avete presente, quella cosa fatta con dei fogli bianchi rilegati su cui sono stampati dei caratteri neri, che messi tutti in fila compongono le parole, le frasi, le idee?
Bene, consapevole che per fare il calciatore professionista la cultura è soprattutto un ostacolo, ma che neppure una totale assenza d'intelligenza aiuta, Puyol ne ha regalati alcuni ai suoi amici. Pare che Iniesta, dopo aver cercato invano di mangiare un autentico capolavoro quale dev'essere "la mia filosofia del trionfo" di Michael Jordan, si sia singolarmente convinto a leggerlo e ne sia rimasto addirittura entusiasta. Sembra che l'entusiasmo sia scemato solo quando Messi gli ha fatto notare che no, non si trattava della biografia di Iniesta.
"Anche l’ultimo arrivato, il secondo portiere Josè Manuel Pinto, ha ricevuto il libro durante la trasferta di Bilbao", scrive la Gazzetta. Pare che per rendere ancor meglio il concetto Puyol gli abbia regalato anche un paio di pantofole di feltro, una pipa e l'abbonamento a un corso domenicale di salsa.
Ma non è finita qui: sembra che il vulcanico, vorace interesse per il Sapere del capitano del Barça sia stato di recente attratto da un'altra grande opera: “Segreto” dell’australiana Rhonda Byrne. La Gazza, mai parca di tali erudizioni, ci informa che la "scrittrice" sostiene che alcuni geni assoluti in svariate discipline "come Platone, Newton, Beethoven, Shakespeare o Einstein", fossero a conoscenza di un arcano segreto per ottenere il successo.
(Ah, ok. Mm-mh?)
Tale segreto la scrittrice sta indubbiamente ricercando con grande dedizione ma alcuni elementi ci fanno credere che non l'abbia ancora trovato: la sua capacità di conseguire successi letterari, tanto per citarne uno.
Questa notizia su Puyol, unita a quella su Legrottaglie che da due anni (volontariamente) non batte un chiodo, fanno emergere una nuova figura di calciatore, più attento alla sostanza che non alla forma, più profondo, più sensibile. Alle veline, confuse di fronte a tanta possenza mentale, non resterà che rivolgersi ai blogger.
15:21 Scritto in Sport | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: libri, puyol, barça, rhonda byrne
martedì, 29 gennaio 2008
l'hara-kiri del manager
Le curiose vicende che interessano in questi giorni la Société Générale mi hanno riportato alla mente alcune valutazioni che produssi tempo addietro, in occasione della crisi sistemica originata dal crack della Enron e delle società di consulting che ne avevano buffamente certificato i bilanci.
Penso che il capitalismo, in questa sua crepuscolare forma di astrazione finanziaria, debba aggrapparsi a dei valori certi. Imporsi una morale interna che possa essere accettata da tutti i giocatori, in modo che il gioco possa protrarsi ancora qualche anno: prima della crisi, quella vera.
Il problema è che il capitalismo ha nutrito schiere di antropologi, filosofi e scrittorucoli con la pretesa nietzschiana di agire come l'anticristo che consuma i valori nel fuoco della distruzione creatrice: il profitto viene prima di tutto il resto - si dice - e il capitalismo è intrisecamente amorale. Questo è falso.
Il capitalismo è invece insieme la causa e il portato della Riforma e trae origine dall'avvento di una borghesia mercantile che aveva la necessità di farsi classe dirigente. Se fossi un Wu-Ming, la definirei una necessità di mitopoiesi, ma non lo sono e dunque dico che era la necessità di dare un senso all'esercizio del proprio potere. Il capitalismo è una dottrina calvinista, bacchettona, meritocentrica.
Ecco dunque la necessità strutturale dell'hara-kiri del manager. La Société Générale deve fallire, o farsi acquistare. E il suo management deve fare hara-kiri. Possibilmente gettandosi dalla finestra del proprio ufficio durante un Consiglio d'Amministrazione.
Ne hanno bisogno gli investitori, ne hanno bisogno i mercati. Ne abbiamo bisogno tutti noi, che non di solo pane viviamo, ma anche di ideali. Fino a quando l'onta della truffa non sarà stata lavata col sacrificio di chi ne porta la responsabilità, non sarà oggettivamente possibile fare affari nella stessa stanza in cui siedono anche quelli là.
Anche i peggiori criminali hanno un codice d'onore.
09:35 Scritto in Economia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: société générale, truffa, hara-kiri
lunedì, 28 gennaio 2008
miaooo
Son stato sul sito delle liste civiche di Beppe Grillo (le chiamo cosi perché non hanno altro nome e perché, come provano i fatti in seguito presentati, sono proprio di Beppe Grillo). Sul sito non si parla né di valori né di programmi, e del resto dei valori e dei programmi delle liste civiche di Beppe Grillo non me ne importava granché: mi son dunque precipitato nella sezione più interessante, quella succulentemente definita certifica la tua lista. Essendo io tendenzialmente uno che è per l'autocertificazione di tutto, tipo Bassanini (a volte son anche uso indossare le scarpe da barca sotto il completo, proprio come Bassanini) (ma non divaghiamo) - dall'autocertificazione del titolo di studio a quella dell'onestà intellettuale e delle capacità calcistiche - la cosa mi pareva solluccherevole. E di fatti lo era.
Leggo dunque che "Il blog www.beppegrillo.it può revocare la certificazione di un singolo candidato o dell’intera lista e quindi rimuoverne le informazioni dal sito nel caso in cui non sussistessero più le suddette condizioni".
Mi pare necessario, a tal riguardo, rilevare una serie di aporie (oh-wow! aporia! si vede, che ho fatto il classico?): da un lato c'è la forza travolgente della partecipazione, il rifiuto della politica vista come esercizio di potere dell'élite e le solite altre storie sul popolo sovrano eccetera eccetera. Dall'alto c'è un blog, fattosi persona giuridica, con il potere di dare una certificazione nazionale a liste che si vogliono civiche, e dunque locali. Un blog, eh. Non un comitato, un segretario, un collegio dei probiviri. Un blog, proprio. (A proposito: da oggi questo blog attribuisce la certificazione "Tetta perfetta": ragazze, inviate le foto se volete il bollino). Non so se vi è chiaro il punto: nessun dibattito, nessun processo democratico interno. Decide Beppe Grillo.
Ora, l'obiezione che uno potrebbe sollevare è: ok, ma chi ti obbliga ad attenerti ai requisiti imposti dal blog? Chi ti obbliga a richiedere la certificazione di Beppe Grillo? Nessuno, infatti. Ma se doveva essere una cosa cosi, non era più semplice aderire al partito del Popolo per la Libertà?
Vi chiederete cosa c'entri il titolo del post, in tutto questo. Assolutamente nulla. Ma un gatto, ci vorrebbe.
16:45 Scritto in Cose che capitano | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: grillo, liste civiche
domenica, 27 gennaio 2008
una sigla e la sua spiegazione
Dopo anni di angosciosi dubbi e di incessante ricerca, ho finalmente capito cosa significa UDC: Unione Delle Cosche.
23:42 Scritto in Politiche | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: UDC, mafiosi
giovedì, 24 gennaio 2008
spiegatemi
Ora, io non sono uno di quei militanti politici con gli occhi colmi di sogni e il cuore in mano come potrebbe far credere il post qua sotto. Sono uno anche abbastanza cinico, uno che quando faceva il rappresentante all'università si asteneva sulle questioni di principio per ottenere in cambio finanziamenti dalla maggioranza. Per dire. E ero anche più giovane.
Adesso mi chiedo, onestamente, come interpretare questo profluvio di analisi saputelle che su tutti i giornali vorrebbero avvalorare il seguente ragionamento: Prodi deve dimettersi prima del voto del Senato perché altrimenti Napolitano non potrà costruire un eventuale altro governo.
In primo luogo è un ragionamento eversivo dell'ordine costituzionale: la legge stabilisce che il Presidente della Repubblica nomini un Presidente del Consiglio e lo invii di fronte alle Camere a richiedere il voto di fiducia, che è l'atto costitutivo di ogni governo. Il Parlamento conferisce la fiducia mediante un voto palese. Questa è la legge italiana, che non prevede, fra l'altro, che il voto palese delle Camere sia sostituito dall'istituto della dichiarazione d'intenti ("al senato votero' a favore, non votero', votero' contro").
In secondo luogo il governo Prodi ha una maggioranza solida alla Camera dei Deputati, rinnovata ieri, e (fino a prova contraria) una maggioranza risicata ma stabile anche al Senato. Puo' darsi che le cose al Senato siano cambiate, ma non vedo come si possa dirlo se il voto al Senato non c'è ancora stato.
Napolitano, inoltre, avrebbe la piena facoltà di svolgere le sue consultazioni in caso di un voto negativo al Senato e scegliere se incaricare o meno un altro governo. Il fatto di votare oggi la fiducia non pregiudica in alcun modo questo dovere costituzionale del Presidente della Repubblica, al quale è necessario far comprendere che l'assolvimento di una funzione di garanzia istituzionale implica il rispetto rigoroso delle leggi e non una loro vaga interpretazione politicistica.
Siccome non riesco a credere che queste cose i nostri vari rappresentanti non le sappiano, dato che sono profumatamente pagati per fare esattamente questo, da mane a sera, mi chiedo se le presunte "pressioni" che il Quirinale da una parte e la casta dall'altra stanno esercitando sul nostro Presidente del Consiglio democraticamente eletto non siano il frutto de:
1. la paura che Prodi in realtà riceva dal Senato la fiducia. I numeri, si sa, son ballerini e alla pensione per i senatori mancano ancora diversi mesi. Ce ne sono molti di essi che in caso di elezioni non verrebbero probabilmente rieletti: andarsene a casa oggi dopo tutti gli sbattimenti di questi mesi senza neanche il vitalizio non è una prospettiva che li alletti, credo. Se per esempio io fossi un parlamentare dell'Udc che non ha ancora chiuso una mezza legislatura in vita sua, oggi mi metterei in malattia.
2. il fastidio che l'oligarchia al potere in Italia prova ogniqualvolta le si chieda di agire pubblicamente. Son tutti buoni a mettersi d'accordo fra loro davanti a una tazza di tè, ma capita sempre più di rado che accettino di dire serenamente in tv, davanti al popolo sovrano, perché intendono votare si (o no) a una fiducia, a una legge, a una nomina. Non solo non vogliono condividere il potere con nessuno: non vogliono condividere neppure le proprie riflessioni né ammettere una qualche responsabilità di fronte a chi li elegge.
Eppercio' mi auguro che Prodi vada sino in fondo e ci permetta di sapere nomi e cognomi e volti di chi, tradendo un patto firmato solo due anni fa, ha deciso oggi di far cadere il Governo. Vogliamo vederli in faccia e sentire le loro ragioni. E ci ricorderemo di loro alle prossime elezioni.
11:30 Scritto in Politiche | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: prodi, fiducia, crisi, napolitano
martedì, 22 gennaio 2008
Caro Romano
Caro Presidente,
la ringrazio per tutto quello che ha fatto per l'Italia con dignità, senso del dovere, serietà. Il suo è stato un perseverante e quotidiano tentativo di rivoluzione culturale volto a porre l'onestà al centro dei valori politici collettivi in una società malata dell'individualismo tipico dei perdenti e afflitta da un doloroso decadimento morale che parte dagli individui, si arricchisce nelle famiglie e si cristallizza in un'amministrazione pubblica inefficiente, corrotta, desueta.
La seguo dai tempi di Bologna, dai tempi di angoloB, del Comitato Prodi 30 e lode. Ho amato e stimato la sua assoluta mancanza di carisma mediatico come il più grande arricchimento di civiltà che l'Italia recente abbia saputo produrre. La sua allergia per il cerone, per le interviste che non sono interviste ma monologhi, per l'ipocrisia del sistema dell'informazione. Ho avuto il piacere di incollare francobolli sulle buste elettorali quando il suo amico e collega Parisi era candidato nel collegio 12, il suo. Assieme a noi li incollava anche sua moglie Flavia, in un pomeriggio come un altro. Ed è l'immagine più bella che conservo dei miei anni di militanza, perché in quel gesto semplice compiuto da sua moglie c'era la passione per una politica vera fatta da persone normali, che lei ha incarnato e alla quale mi è parso naturale, fisiologico aderire.
Le auguro di ricevere ancora una volta, inaspettatamente, la fiducia del Senato. Di certo ha la fiducia mia e di tutti i cittadini per bene. Non è un fatto politico, è un fatto profondamente umano.
Con sincero affetto.
12:35 Scritto in Politiche | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: prodi, fiducia, crisi
lunedì, 21 gennaio 2008
aggregazioni
Non avendo - in questo periodo - molto tempo libero a disposizione mi trovo costretto ad aggregare nel medesimo post tre valutazioni che avrebbero fatto oggetto, in tempi migliori, di tre post differenti.
1. leggo su repubblica.it che "tra le istituzioni non politiche scivola sotto il 50 per cento anche la Chiesa, che raccoglie la fiducia del 49,7 per cento degli intervistati (perdendo oltre 10 punti rispetto all'anno precedente)". Ecco cosa succede a scegliere male il proprio front man. Per approfondimenti chiedete ai Litfiba (quelli senza Pelù, voglio dire).
(con rispetto, naturalmente).
(per Pelù).
(oggi ho deciso di scrivere come eio).
2 . leggo sempre su repubblica.it (chiarisco che non mi pagano, per dirlo, benché potrebbe sembrare e se lo facessero non sarei contrario) che il portale italia.it adesso lo chiudono. Sono bravissimi questi qua. Vorrei dire loro che io ho un po' di esperienza nel marketing dei servizi web 2.0, sono fluentemente trilingue, bell'aspetto, mentalità commerciale, capacità di lavorare in un contesto multiculturale ed altamente competitivo e che I have the ability to prioritize and handle multiple tasks in a demanding work environment. Moreover, I have strong oral communication and relational skills. Nel caso in cui servisse un project manager bravo, magari non intelligentissimo ma sano di mente, io ci sono. E conosco dei ragazzi bravissimi che se mi date la metà di quello che avete già speso per questo progetto catastrofico (4 milioni, avete speso) (errata corrige: 7 milioni) in tre mesi vi metto su un portale che ciao sai. E mi compro anche casa qua a Parigi, 6° arrondissement (errata corrige: casa a Neully con piscina. Coperta).
3. Siam stati a vedere Into the Wild di Sean Penn e La graine et le mulet di Abdellatif Kechiche. Son due film diversi per i seguenti aspetti: il primo è un road movie un po' intimista molto curato nella fotografia e nella colonna sonora, tanto da sembrare a tratti un video musicale (ma molto bello, come video, e anche piuttosto lungo, e inoltre la gente che c'è dentro non canta, ma parla). Il secondo è invece un film, se mi si consente lo snobbismo lessicale, un po' loachiano, nel senso che assomiglia per certi aspetti a un film di Ken Loach. Le inquadrature sono mobili con frequenti primi piani, si lasciano spazi inauditi alle scene di dialogo, ci sono poche musiche e il tema è sociale. La differenza con un film di Ken Loach è che mentre quest'ultimo incentra la propria arte sull'analisi politica, Kechiche esegue un esercizio assai più sociologico e "umano".
In comune, Into the Wild e la graine et le mulet, hanno invece il fatto che se fossero durati mezz'ora in meno la struttura generale del film non ne avrebbe tratto altro che benefici. Con questo non voglio dire che siano brutti film, anzi, ma che anche nel Cinema è forse il caso di riscoprire la dote della sintesi.
14:55 Scritto in Cose che capitano | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: film, recensioni, chiesa, italia.it, CV
martedì, 15 gennaio 2008
da non crederci
Il Papa non andrà alla Sapienza di Roma a seguito delle proteste degli studenti e dei professori, indignati per questa ennesima umiliazione che il Vaticano voleva imporre al popolo italiano: è una delle più belle notizie della storia repubblicana oltreché una delle più colossali vittorie della sinistra italiana dal dopoguerra ad oggi.
Ed è un segno straordinario di come i tempi siano cambiati e di quanto insopportabile e anacronistica sia divenuta la gerontocrazia dei politici e dei giornalisti italiani, non più capaci di rappresentare una società a cui del Papa, soprattutto di questo Papa medievale e reazionario, non gliene importa nulla. Fatevene una ragione.
Se Ratzinger fosse andato alla Sapienza, i fischi sarebbero stati più forti delle sue ciance teologiche (il che equivale a dire: delle sue ciance e basta, dato che la teologia di ciance è fatta) e delle musichette auliche che i soliti telegiornali inginocchiati avrebbero passato in sottofondo.
Ed è infine, questa fuga precipitosa e malsicura, un segnale lampante della debolezza di una Chiesa che ormai, come Valentino Rossi, parla solo se puo' monologare, si confronta solo se gli altri sono imbavagliati e sotto Valium, si fa vedere in giro solo quando ai cittadini si sostituiscono i fan che, per loro stessa definizione, non sono fatti per pensare, ma per emozionarsi, ripetere salmi e baciare le pile.
Ai ragazzi di Roma: grazie.
19:16 Scritto in Politiche | Link permanente | Commenti (9) | Segnala | Tag: papa, sapienza, religione
si potrebbe tornare ad Avignone
La prima ragione per la quale è sbagliato che Joseph Ratzinger intervenga all'inaugurazione dell'anno accademico della Sapienza a Roma è una ragione di senso: il Papa, in quanto principale rappresentante della Chiesa cattolica, è portatore di una visione ascientifica e primitiva della realtà.
Cio' contraddice la finalità dell'università pubblica, che è la promozione e la diffusione del sapere scientifico, indipendentemente dalla materia trattata.
Il sapere scientifico deriva dall'applicazione del Metodo inizialmente elaborato da Galileo e successivamente arricchito da generazioni di ricercatori e studiosi. L'avvento del metodo galileiano sancisce la cesura tra l'età premoderna e la modernità: dal punto di vista del pensiero cio' rappresenta il passaggio dall'irrazionalità alla razionalità: nulla puo' essere affermato senza che vi sia un'evidente prova empirica in suo supporto.
Pensate a che mondo sarebbe, senza questo assunto: gente condannata al rogo per aver sostenuto che la terra ruota attorno al sole, monarchi autonominati in virtù di un mandato divino, dogmi morali imposti contro le più evidenti necessità umane. Il tutto, nella quotidiana negazione del diritto di tutti ad essere felici, e spensierati, e liberi.
Beh, quello è il mondo che ha in mente Ratzinger, ma per nostra fortuna non hanno vinto quelli come lui. L'università pubblica non deve dunque dare spazio a chi basa la propria esistenza sulle debolezze mentali della gente, ma rafforzare il pensiero collettivo, la ricchezza culturale e le capacità razionali dei propri studenti. Non ci interessa sentire l'opinione del papa sulla pena di morte: per farci un'idea ci basta studiare la storia, la filosofia, il diritto o l'etologia.
La seconda ragione è una ragione contingente: un Paese nel quale sui quotidiani e nelle televisioni si dà spazio a un uomo che pretende di raccontarci che ha un filo diretto con Dio e sulla base di cio' ritiene di potersi esprimere su tutto, dalla vita privata alle norme fiscali, non è un Paese libero. Accettare passivamente che nella mente delle persone semplici si crei un parallelo logico tra il sistema pubblico dei valori e le opinioni di un'associazione privata animata da gente malata di mitomania non è socialmente sano.
In Italia non esiste un problema di libertà di culto, esiste al contrario una cappa di ideologia fondamentalista che vuole limitare la libertà delle persone di non credere o di agire contrariamente ai dettami della Chiesa: è una cappa antistorica e smentita dalla società che cerca di soffocare. E' il portato degli scellerati Patti lateranensi che è necessario abrogare una volta per tutte.
Non riuscirà a riportare le persone a messa, perché quello religioso è un pensiero debole e perdente nella società capitalistica. Ma puo' farci perdere tempo e occasioni di modernizzazione e non mi pare che l'Italia possa ancora permettersi di scialare, in questo senso.
Il papa se ne stia dunque a scrivere le sue enclicliche deliranti in Vaticano, o meglio ancora torni ad Avignone con tutto il suo seguito di gonna-muniti: qua in Francia lo accoglierebbero forse un po' freddamente, ma con rispetto, e lo lascerebbero fare cio' che vuole.
Ma a casa sua, com'è normale che sia in uno Stato di diritto.
10:35 Scritto in Cose che capitano, Politiche, Scienze | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: papa, sapienza, religione

